mercoledì 15 aprile 2009

Nasce il primo Solar Network italiano


Nasce il primo solar network italiano:
solareshop da pochi giorni mette a disposizione la sua tecnologia e i suoi programmatori per creare una rete che promuova e venda energia pulita in tutta Italia.
Si tratta di un progetto innovativo che permetterà ad ogni rivenditore di utilizzare la più avanzata tecnologia per promuovere il fotovoltaico e il solare termico.
Obiettivo dichiarato: aprire una filiale in ogni provincia italiana entro un anno.

giovedì 12 giugno 2008

Ma in America il servilismo non paga


Quanto si vede che George W. Bush non è Italiano. Da noi il leccalulismo e il supino asservimento al padrone sono arti sopraffine, nonchè il vero motore della mobilità sociale del paese. Individuare un portente, calarsi le braghe o calargliele a lui, a seconda dei gusti e dedicarsi a corroboranti offizi è la prima regola e prima o poi si viene degnamente ripagati. Funziona così, è il nostro costume e soprattutto è il costume del nostro premier: da sempre circondato da cortigiani morbosamente adoranti e con la lingua penzolante, Berlusconi ha pensato bene di sprovincializzare tale costume e di elevarlo a misura diplomatica, adottandolo indefessemante con l'unica persona al mondo che riteneva più potente di lui: il presidente degli Stati Uniti.
Per Bush ha fatto di tutto: ha trascinato il paese in due guerre completamente inutili e al di fuori di ogni legalità costituzionale, ha fatto manganellare, umiliare, torturare migliaia di manifestanti armati di solo senso critico, ha autorizzato la costruzione di una mastodontica base militare a poche centinaia di metri da uno dei centri storici più belli del mondo, ha persino cercato di imparare un idioma dalle sonorità celtiche, vagamente simile all'Inglese ("I give you the salutation of the Italian President"). Ora, tornato al governo dopo due anni di purgatorio si era affrettato a promettere un ulteriore incremento della presenza militare in Iraq eAfghanistan, per poter reclamare il tanto agognato contentino, ovvero l'ingresso nel gruppo dei paesi che negoziano il dossier del nucleare iraniano, quel famoso 5+1 che poteva rappresentare l'anticamera per accomodarsi nel consiglio di sicurezza dell'ONU. L'amico George W. avrebbe sicuramente fatto valere la sua autorità per imporre il fido alleato, il prestigioso ministro degli esteri Frattini ne era certo. Così, in una Roma militarizzata e vestita a festa per accogliere degnamente il sovrano, si attendeva con trepidazione il grande annuncio.
E puntualmente ogni speranza è sfumata.Neanche parlarne,ovviamente, in compenso è arrivata puntuale la richiesta di un maggiore impegno bellico in quel di Kabul. Sono Americani, che ci vogliamo fare, la riconoscenza non è di casa a Washington e noi in fondo siamo sempre l'Italietta, di questi tempi più che mai. Tuttavia viene da chiedersi come Silvio IV gestirà l'ennesima figuraccia internazionale, la più umiliante, se possibile, perchè qui non si tratta di raffinate boutades come dare del nazista a un eurodeputato tedesco o fare il pappagallo con la premier finlandese: questo è il coronamento di cinque anni di disastrosa politica estera incentrata sull'atlantismo a tutti i costi,in barba alla Costituzione e alla legalità internazionale.
Il minculpop di famiglia è comunque già in azione per ridare vigore alla farsa: nel giorno più nero (per Berlusconi, non certo per il paese) il titolo del Giornale ha un che di malinconicamente comico: Bush punta sull'Italia per il nodo Iran.

lunedì 9 giugno 2008

Cominciamo bene


Saranno pure un paese di accannati ( ma no, dai, i clienti dei coffee shop sono tutti italiani) e di nazisti (come ebbe brillantemente a definirli Carlo Giovanardi, in riferimento alle legge olandese sull'eutanasia) ma questa sera ci hanno asfaltati come poche volte si è visto in un campo di calcio durante la fase finale di una campionato europeo. Non avessi saputo che le undici amebe con la maglietta azzurra erano i nostri gloriosi reduci di Berlino (con l'aggiunta di qualche giovane virgulto come Totò Di Natale, 31 anni e una lunga carriera in provincia) avrei detto che l'Olanda stava giocando un'amichevole contro l'Atletico Decimomannu o la nazionale delle isole Andamane. E a poco valgono gli sterili dibattiti se la posizione del collassato Panucci tenesse in gioco o meno Van Nistelroy in occasione del vantaggio oranje. Mai vista un'Italia così sgangherata, pareva la vecchia Unione, ma Donadoni non è Prodi e rischia di durare ancore meno.
Fin dai primi minuti si è subito capito che non avremmo fatto molta strada, nonostante i commenti entusiastici dei telecronisti di regime, di tono molto simile ai filmati propagandistici dell'istituto luce durante il ventennio: così al dramma del naufragio tecnico tattico si sovrapponeva il grottesco del " siamo tonici, nettamente superiori, loro non hanno qualità in mezzo al campo, la partita bisogna vincerla sulle fascie": certo, dove altro li vuoi battere gli Olandesi se non nel loro terreno preferito? Un po' come pretendere di battere Tyson scegliendo di fare a pugni invece di sfidarlo ad un test di intelligenza. E infatti Kuyt faceva l'ala e il terzino con estrema nonchalance e Van Bronkhovst pareva Garrincha. Nella ripresa, dopo il nostro secondo tiro in porta arriva il perentorio "l'Olanda è alle corde" e puntualmente si consuma il dramma: punizione di Pirlo, paratone di Van Der Sar contropiede fulminante e gol del tre a zero.
La cosa divertente è che ora le nostre flebili speranze sono legate alla sfida di venerdì, non con una nazionale qualunque, ma con la Romania. Di questi tempi sarebbe stato meglio affrontare il Brasile.E' lecito pensare che i Rumeni abbiano il dente leggermente avvelenato nei confronti di un paese che da mesi li sta trattando come untori e che facciano di tutto per spedirci nell'inferno della precoce eliminazione (parlando di inferno il ct Rumeno pare avere tutti i titoli per farlo...). A quel punto ,ovviamente diventeremo tutti ancora più razzisti, sottoscritto in primis,nonostante i buoni propositi di civile tolleranza tra i popoli: nel corso del mondiale di Germania ho augurato alle varie nazioni che abbiamo affrontato il seguente destino: Ghana, carestie ed epidemie varie, Stati Uniti, un 11 settembre al giorno, Cecoslovacchia e Ucraina, immediato ritorno del comunismo, Australia, rivolta sanguinosa degli Aborigeni, Germania, spostamento coatto della popolazione tedesca nella striscia di Gaza dopo averli bardati con svastica al braccio e Kefiah al collo, Francia, vittoria elettorale di Sarkozy. Ora ci toccano i Rumeni,figurarsi, speriamo non ci siano pogrom spontanei nelle nostre città.E speriamo soprattutto che loro cerchino di farsi ben volere il più possibile.
Per concludere ecco le tragicomiche pagelle.
Buffon: Non è sembrato propriamente impenetrabile ma è anche vero che ha combattuto una battaglia impari contro tutto e contro tutti,a lui l' unica sufficienza piena, soprattutto per le scuse a fine partita. 6
Panucci: Nulla contro l'uomo ma il fatto che sia stato compagno di squadra dell'attuale commissario tecnico dell'Olanda la dice lunga sulla gerontocrazia imperante, in nazionale come nel resto del paese: 5
Barzagli: Il senso della sua convocazione in nazionale può essere paragonato solamente allo spalmarsi il corpo di olio solare in una notte di gennaio. Ricorda quei giovani inutili del PD, candidati solamente perchè giovani, ma, appunto, inutili. 3
Materazzi: In Germania sembrava Beckenbauer, in Svizzera si è immediatamente adeguato al costume locale vestendo i panni del poliziotto Huber di Mai dire Gol. In realtà non è nè l'uno ne l'altro, semplicemente un tamarro senza qualità, un italiano medio,uno di noi, insomma: 2
Zambrotta: Ha corso parecchio,ed ha sfoderato una prestazione mediocre, non disastrosa, ma a Barcellona si stanno fregandole mani per averlo rifilato al Milan: 5
Pirlo: Essendo di un'etnia non particolarmente gradita a questo governo (il cui presidente è tralaltro il suo datore di lavoro) è meglio per lui che sfoggi prestazioni migliori onde evitare galera garrota, lapidazione ed espulsione. 5
Gattuso: La metafora della mediocrità di una squdra, la metafora della mediocrità di un paese: 4
Ambrosini: Idem come sopra:4
Camoranesi: Gli altri paesi i brocchi se li ritrovano in casa, noi, che siamo più avanti di tutti, li andiamo a pescare in Argentina, li copriamo d'oro, li naturalizziamo e li facciamo giocare in nazionale. E poi dicono che siamo xenofobi: 4,5
Di Natale: Far giocare un Europeo a uno che ha sempre militato nell'Udinese e pretendere che faccia la differenza è un po' come prendere un agricoltore del Polesine, catapultarlo da un giorno all'altro a Manhattan e aspettarsi che, oltre a non perdersi, si sappia inserire nelle feste più mondane e costruisca un'invidiabile vita sociale. 5
Toni: Alto, belloccio,lento, imbambolato. Ricorda paurosamente Rutelli. 5
Grosso: Almeno ha corso un po' ma quando ha avuto la sua occasione doveva passala, non siamo più in Germania e le lotterie si vincono una volta sola:5
Del Piero: Ha avuto due occasioni e ha risposto da par suo, fallendole, è in piena forma Europeo:5,5
Cassano: Un assist geniale,poi gli è partita la tiroide e non riusciva più ha stare in piedi.5

La telenovela Travaglio continua (ma lui non ha colpe...)


Da quando Marco Travaglio ha deciso di rendere di pubblico dominio il passato del neo presidente del Senato ha avuto più grane che gloria: già era malvisto il fatto di snocciolare sentenze penali per sottolineare la non adeguatezza di numerosi politici, ma il raccontare un fatto antico, non penalmente rilevante e ponderare la moralità del suo autore ha scatenato intorno a lui un vero e proprio terremoto bipartisan. Tralasciando le prevedibili antipatie che suscita nei confronti di parlamentari,ministri e castaioli vari ed eventuali, l'antitravaglismo (e per riflesso il travaglismo duro e puro) sembra diventato l'oggetto prediletto del dibattere giornalistico dell'ultimo mese. Pare proprio che la sproporzionata enormità del "caso Travaglio" creato ad hoc per sviare l'attenzione dal fatto che la seconda carica dello stato fosse un affarista da quattro soldi che trescava con mafiosi, abbia funzionato talmente bene da aver creato una vera e propria spirale di livori, invidie, cattiverie gratuite e affannosa ricerca d notorietà. Tralasciando D'Avanzo che da buon giornalista di Repubblica è stato cresciuto a pane e deliri di onnipotenza dal suo padre nobile Scalfari, è interessante notare come i diffusi attacchi personali ad un giornalista, nell'impossibilità di smontare le sue tesi, partoriscano grottesche telenovelas come quella che sto per riportare. Andiamo con ordine:

-Il 12 maggio un sedicente giornalista dell'Espresso in cerca di notorietà, tale Gabriele Mastellarini, pubblica nel suo blog un post in cui, pur definendosi un ammiratore di Travaglio, lo accusa di essersi difeso dall'accusa di diffamazione intentatagli da Fedele Confalonieri sostenendo che la sua rubrica era di contenuto satirico. Inoltre lo accusa di aver mentito sull'entità del risarcimento sul sito www.marcotravaglio.it (tralaltro nemmeno il suo sito ufficiale)

-A questo punto il fantaquotidiano Libero intercetta il post (casualmente?) e lo riprende già il giorno successivo con un articolo ad hoc .Si presume che a questo punto la notizia entri in circolo negli ambienti del centrodestra ed in particolare giunga alle orecchie di Catelli.

-In data 15 maggio va in onda la puntata di Annozero in cui Castelli accusa Travaglio di essere stato condannato, Travaglio si difende citando la causa civile persa con Previti ma omettendo la vicenda Confalonieri.

-Immediatamente il blogger Mastellarini riprende il tutto rincarando la dose e aggiungendo una postilla carica di livore in riferimento alla condanna per istigazione all'odio razziale a carico del sindaco di Verona Flavio Tosi.

-Passa qualche settimana e sulle pagine del Giornale di famiglia,in data 7 giugno, Filippo Facci, ormai biografo ufficiale di Grillo e Travaglio, pubblica un articolo al vetriolo in cui riprende il post di Mastellarini, storpiandone il nome in Palombarini ,travisandone il contenuto e aggiungendo che tre anni fa Travaglio aveva pure scritto una prefazione a un suo libro. Altra bufala, in raltà Facci va nel sito di Mastellarini, vede l'immagine della copertina del suo libro, legge "prefazione di Nicola Tranfaglia" e scambia il tutto per "prefazione di Marco Travaglio".

-Immediatamente Mastellarini, tronfio d'orgoglio riporta come un trofeo di caccia l'articolo di Facci

-Si accorge però delle varie castronerie scritte da Facci, fa una palese marcia indietro e gli chiede di retificare scrivendo una mail alla redazione del Giornale e in copia allo stesso Travaglio. Facci risponde e Mastellarini pubblica la sua mail.Ormai il danno è fatto e milioni di persone considerano Travaglio un condannato

-A questo punto Travaglio si incazza e manda un sms a Mastellarini, il quale risponde e, in barba ad ogni forma di deontologia professionale, pubblica il tutto.

-Infine Paolo Guzzanti riprende tutta la grottesca telenovela e la pubblica con orgoglio nel suo blog, facendo di Mastellarini una sorta di eroe e burlandosi di Travaglio per i suoi sms (giustamente) furenti.

Giovani virgulti affamati di notorietà, sgangherati pseudogiornalisti, vecchi tromboni a corto di argomenti, c'è pane per tutti da quando il maestro D'Avanzo ha insegnato che il miglior modo per smontare le tesi di un nemico è quello di lanciare accuse alla cazzo di cane. E mentre Renato Schifani non ha ancora dovuto porsi il problema di chiarire le sue posizioni, il povero Travaglio è ormai bersaglio unico di una vastissima e bipartisan truppa che ha trovato nella sua notorietà il giusto capro espiatorio per sfogare livori , frustrazioni e invidie e il più delle volte per mascherare una scadente professionalità. Mi sto proprio convincendo che nell'Italia della corruzione come arte, della magistratura impotente, della precarietà assoluta, delle migliaia di morti sul lavoro,della mafia prima azienda del paese, della politica da circo equestre, del Vaticano sovrano,della democrazia mutilata,dell'informazione inesistente, il vero problema, simpatico o antipatico che stia, sia Travaglio.

mercoledì 4 giugno 2008

La culla della nostra civiltà




Qui ad Atene noi facciamo così: qui il nostro governo favorisce i molti, invece dei pochi, e per questo viene chiamato democrazia.
Qui ad Atene noi facciamo così: le leggi, qui, assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza, quando un cittadino si distingue, allora esso sarà a preferenza di altri chiamato a servire lo stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa, al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.
Qui ad Atene noi facciamo così: la libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana, noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro, e non infastidiamo mai il nostro prossimo, se al nostro prossimo piace vivere a modo suo, noi siamo liberi, liberi di vivere, proprio come ci piace, e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari, quando attende alle proprie faccende private,
ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Qui ad Atene noi facciamo così: ci é stato insegnato di rispettare i magistrati e ci é stato insegnato anche di rispettare le leggi, e di non dimenticare mai coloro che ricevono offesa, e ci e’ stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte, che risiedono nell’universale sentimento di ciò che é giusto, e di ciò che é buonsenso
Qui ad Atene noi facciamo così: un uomo che non si interessa allo stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile, e benché in pochi siano in grado di dar vita a una politica, beh, tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicita sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma
io proclamo Atene scuola dell’Ellade, e che ogni ateniese cresce prostrando in se una felice versastilità la fiducia in se stesso e la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione. Ed é per questo che la nostra città é aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Pericle

domenica 1 giugno 2008

Il dramma umano di molti nostri governanti

Un filmato tedesco che potrebbe benissimo adattarsi alla nostra realtà. Riderci su è forse il miglior modo di esorcizzare...

venerdì 30 maggio 2008

L'ignoranza genera mostri


Guido Pescosolido è il preside della facoltà di lettere dell'Università La Sapienza e lamenta di essere stato minacciato e di fatto sequestrato nel suo ufficio da studenti dei collettivi di sinistra. Ora teme per la sua famiglia e sta meditando di lasciare l'università. Meglio così. Ma l'importante è che lasci l'insegnamento tout court e si dedichi alle altrettanto nobili professioni di idraulico o di tassista, perchè non è francamente pensabile che a simili soggetti siano i depositari della cultura in questo paese. Ammettiamo che sia un sincero democratico e che la sua buonafede sia assoluta. In ogni caso certe dosi di beata ignoranza non sono minimamente ammissibili.
Cerchiamo di intenderci, da sinistra ho sempre guardato con un certo disprezzo e un briciolo di compassione gli estremisti a tutti i costi, i komunisti inkazzati e con la kappa, i fricchettoni intrisi di anticonformismo squadrista incapaci di tollerare il diverso, loro in primis, ho combattuto con loro una personalissima guerra di idee e di metodo fin dagli arcaici anni delle occupazioni al liceo, e la sola parola collettivo mi evoca metodi pericolosamente simili a quelli di coloro che si vorrebbero combattere. Il costringere un preside ad aserragliarsi nel suo ufficio e ad uscirne scortato dalla polizia, minacciandone addirittura i figli ha poco o nulla a che vedere con la cultura della non violenza che si vorrebbe professare. Ma ben vengano questi medoti qualora contribuiscano a disinfestare gli atenei da soggetti come il professor Pescosolido, da quell'ottuso baroname senza arte nè parte che troneggia nella cattedre di tutta Italia.
Già di per sè non è assolutamente tollerabile è che un'università venga utilizzata per commettere un reato sancito come tale dalla costituzione: l'apologia di fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952 (contenente norme di attuazione della XII dispositoria transitoria e finale della Carta Costituzionale), che all'art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque "fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità" di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque "pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche". E Forza Nuova può vantare a pieno titolo tutte le suddette caratteristiche.
Poi si pone un problema di metodo, che in ambito universitario, nel caso della storia, come della fisica o dell'economia, deve essere scientifico. Una cosa sono i comizi di piazza, le adunate, ma i luoghi del sapere devono avere la loro sacralità: e' da anni che l'estrema destra italiana fa delle foibe il suo baluardo storico e il fatto che ormai siano state definitivamente sdoganate anche dall'intellighenzia di sinistra indica che, per quanto controverso, è un tema che avrebbe potuto essere tranquillamente affrontato e dibattuto anche alla Sapienza, magari se il relatore fosse stato uno storico, anche revisionista, ma comunque titolato ad affrontare il tema. Non mi risulta sia il caso di Roberto Fiore, leader neofascista di Forza Nuova, condannato per associazione sovversiva nell'ambito dell'inchiesta sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e poi, come da italica consuetudine, prescritto.
Infine la cosa più grottesca e, se possibile, più grave. La giustificazione cui si è aggrappato il professor Pescosolido, rispondendo al cronista del Corriere della Sera sull'opportunità di invitare Fiore. «Ho chiesto ad alcuni colleghi se lo conoscessero, la maggior parte non sapeva chi fosse, non è un nome ancora segnato sui libri di storia...». Invece lo è, professore, basta sfogliare qualunque libro di storia contemporanea è si accorgerà che in Italia nel periodo tra il 1969 e il 1980 ogni tanto scoppiava una bomba che ammazzava qualche decina di persone, le indagini venivano regolarmente depistate e i processi raramente hanno portato a condanne definitive. Si chiama "Strategia della Tensione", è uno dei capitoli più neri della nostra storia e Roberto Fiore non ne è uscito propriamente immacolato. Com'è possibile che il preside di una facoltà umanistica e, a sua detta, molti suoi colleghi, non ne siano conoscenza? A quando la lectio magistralis di Erik Priebke?