
Finalmente il tanto atteso sussulto di orgoglio da parte della vecchia guardia a dare un senso a questa campagna elettorale piatta come la padana pianura.
Berlusconi e la sua banda bassotti sono tornati a mettere i puntini sulle i e a rivendicare con orgoglio la pasta di cui cotanti statisti sono fatti.
Le prime avvisaglie si erano avute quando il cavaliere senza cavallo ma con lo stalliere si era un po' lasciato andare la mano sulla questione Alitalia, millantando l'esistenza dall'ormai fantasmagorica cordata fantasma che avrebbe dovuto rilevare la gloriosa compagnia di bandiera. Era il primo segnale del risveglio del demone che lo possiede,quello squisito impasto di cialtroneria da avanspettacolo di serie b e demenza senile in stadio avanzato che tanto piace a casalinge frustrate e piccoli faccendieri di provincia. Già a quel punto tutti avevano capito che il bluff di una campagna elettorale di velluto sarebbe durata ben poco e ben presto si sarebbe tornati all'inimitabile one man show cui lo psicotico di Arcore ci aveva abituati.
Sfortunatamente però gli anni passano anche per lui e nonostante l'elisir di lunga vita del dottor Scapagnini (il medico-sindaco che è riuscito a mandare in fallimento il comune di Catania:candidato alla camera come premio) anche Berlusconi sembra provato dai numerosi anni di battaglie in nome della libertà e pare aver esaurito le munizioni, oltre che perso un po' di smalto: il consueto attacco ai PM suona vetusto e la proposta di sottoporli a test che ne attestino la sanità mentale altro non è che un residuato del Piano di Rinascita Democratica di gelliana memoria. Tuttavia l'allievo piduista può vantare validi collaboratori ed ecco che ci pensa Marcello Dell'Utri a ricordare a tutti per quale motivo lo sgangherato e inconsistenteVeltroni a palazzo Chigi sarebbe da accogliere come un salvatore della patria: il bibliofilo ha infatti definito il boss Vittorio Mangano un eroe per essersi rifiutato di "parlare" di lui e Berlusconi... Io che sono cresciuto a pane e Robert De Niro pensavo ingenuamente che i mafiosi che si rifiutano di collaborare con la giustizia venissero definiti uomini d'onore, eroe mi suona un po' ordinario, un tantino inflazionato di questi tempi,ma evidentemente il senatore Dell'Utri conosce l'argomento meglio del sottoscritto e sono sicuro non volesse sminuire la figura dell'incorruttibile boss. Fa piacere comunque che in un'epoca senza dio e senza grandi ideali ci sia ancora ribalta per valori autentici ed immortali quali l'omertà. A rafforzare ulteriormente la sua tesi il cattolicissimo Marcello ha asserito di conoscere quasi tutti i pentiti di mafia ma di fare fatica a trovarne uno sano.E io che pensavo li chiamassero ancora quaqquaraqquà...
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