mercoledì 2 aprile 2008

Il lato oscuro della precarietà


Mi sorprende che nell'ambito dell' intellighenzia italiana non vi sia alcun temerario che si inoltri in un'analisi seria e realistica del fenomeno del precariato, scannerizzandone gli effetti ed indicandone le ragione profonde, soprattutto quelle occulte.
Al di la degli aspetti degeneri di una legge come la cosiddetta "Biagi", come l'umiliazione della persona e il rovesciamento del concetto di lavoro, non più visto come diritto inalienabile bensì esclusivamente come dovere in base alle necessità del mondo imprenditoriale, vi sono alcuni aspetti del precariato completamente estranei al dibattito politico e intellettuale e proprio per questo molto interessanti.
Innanzitutto qualunque legge che instauri un regime di precarietà del lavoro, piaccia o non piaccia è incostituzionale in quanto, pur non facendone esplicita menzione, contrasta con l'articolo 40 del testo fondativo della nostra repubblica, dal momento che il datore di lavoro può legittimemente decidere di non rinnovare il contratto a un dipendente che eserciti il diritto di sciopero. Senza contare che all'interno di una realtà aziendale che presenti un certo numero di precari appare molto difficile preservare l'unità del fronte dei lavoratori: chi è ricattabile e ha tutto da perdere difficilemente appoggerà le battaglie di coloro che, protetti da un contratto a tempo indeterminato , possono permettersi per rivendicare meggiori diritti. In sostanza un aumento esponenziale del numero dei precari finirà per annullare ogni forma di contrattazione sia collettiva che individuale dando al datore di lavoro la possibilità di decidere unilateralmente salario e condizioni di lavoro. Tutto questo, unito all'arrivo di una consistente massa di lavoratori stranieri, comunitari e non, ma comunque abituati a condizioni di vita peggiori di quelle faticosamente conquistate in Italia, porterà inevitabilmente ad una sorta di selezione della forza lavoro basata esclusivamente sulla convenienza del mondo della produzione. Infine la globalizzazione e il libero mercato faranno il resto: la vecchia teoria keynesiana in base alla quale i salari sono necessari a sostenere il consumo e quindi la sopravvivenza delle imprese stesse si sgretola di fronte alla possibilità di vendere i propri prodotti in tutto il mondo. Se quarant'anni fa gli operai della FIAT erano gli stessi che compravano la 500, da oggi in poi la si venderà a Bombay e Shangai, dove milioni di nuovi benestanti si stanno affacciando sul mercato con famelico entusiasmo.
Ma l'aspetto più interessante e diabolico della legge 30 lo si riscontra nel modo in cui sta modificando l'assetto del credito bancario. Nessuno sembra aver notato come la precarietà e il crescente strapotere delle banche siano due fenomeni direttamente proporzionali e strettamente collegati tra loro: ad un capitalismo straccione che non è in grado di compiere il minimo investimento senza il consistente aiuto di finanziamenti da parte degli istituti bancari si contrappone il dramma di chi non riesce nemmeno a rateizzare l'acquisto di un televisore,(per non parlare, appunto, di un'auto) non potendo presentare alcuna garanzia. Senza un contratto fisso, è ovvio, nessuno fa credito.
Anche qui lo scenario che si prospetta per l'immediato futuro è limpido e chiaro:per dirlo in modo semplice una enorme massa di persone può solamente versare denaro liquido nelle casse delle banche senza poter usufruire dei vantaggi del credito. A questo punto è facile comprendere come questi soldi siano alla totale mercè dei pochi che possano usufruire di prestiti e finanziamenti, ovvero, nella prospettiva di un lavoro dipendente sempre più diffusamente precario (questo è il trend, signori!), i soli detentori dei mezzi di produzione. In sintesi se un tempo erano i lavoratori stessi a finanziare l'azienda comprandone i prodotti e quindi avendo in mano comunque un bene ci si sta avviando verso una realtà in cui il (basso) salario dei lavoratori verrà rigirato sottoforma di credito bancario alle imprese, con la sostanziale differenza che in questo caso a potersi permettere l'acquisto del bene in questione saranno persone terze, nello specifico altri detentori di capitale.
Tanto per ricordare a Veltroni che la lotta di classe non solo non è mai morta, ma si risveglierà ben presto da un lungo letargo.

1 commenti:

www.nonrassegnatastampa.it ha detto...

Ho letto e condiviso il tuo commento sul sito di Beppe Grillo.
Secondo me il nostro sito ti potrebbe piacere...
Ciao
Filippo
http://www.nonrassegnatastampa.it