
Il quotidiano spagnolo El Pais ha deciso di avventurarsi in un approfondito viaggio nell'Italia berlusconiana, pubblicando ogni domenica un reportage a metà tra la cronaca politica e il folklore locale che illustri agli increduli lettori iberici la realtà del belpaese che fu.
Si comincia tributando alla lega nord lo spazio dovuto e quale realtà poteva meglio esemplificare il padano-pensiero se non il profondo nord est, feudo dei sindaci del Carroccio? Eccoci dunque a Treviso, patria di Giancarlo Gentilini, definito dal giornalista il sindaco più fascista d'Italia, eletto di fatto per la quarta volta sovrano indiscusso dell'opulenta cittadina veneta che ahimè, diede i natali anche al sottoscritto. Gentilini infatti ha dribblato astutamente la legge che proibisce ai sindaci di svolgere più di due mandati, istituendo una carica ad hoc, quella di prosindaco e continuando a spadroneggiare in città dietro il fantoccio Giampaolo Gobbo, ex eurodeputato della lega noto ai più per la grande passione per il vino rosso e talmente inconsistente da non aver lasciato alcuna traccia nei quattro anni precedenti.
"Il sceriffo" (definizione sua, articolo determinativo incluso) ha rilasciato con piacere e orgoglio un'intervista al quotidiano spagnolo snocciolando punto per punto il suo pensiero, disquisendo di come sia stato educato alla mistica fascista e applichi rigorosamente le regole apprese durante il ventennio, del fatto che dipendesse da lui il Cattolicesimo dovrebbe essere religione di stato e palesando il suo odio nei confronti degli zingari, cui si vanta di aver appena distrutto un campo. E come no, rispolverando i suoi propositi di pulizia etnica dei culattoni. Della sua appartenenza leghista non accenna nemmeno e preferisce sottolineare la sua incrollabile fede nei confronti del Duce, forse sfatando con onesta ingenuità il mito che vorrebbe presentare il partito di Calderoli e Borghezio come una forza pienamente democratica e antifascista.
Nulla di nuovo per me, che sono abituato a tali esternazioni da almeno quattordici anni, ma evidentemente sufficientemente sconvolgenti per il giornalista tanto da meritarsi la prima pagina del principale quotidiano iberico.
Fa sorridere pensare come fino a qualche tempo fa i reportage dominicali de El Pais fossero volti a sensibilizzare l'opinione pubblica su temi quali la guerra civile ad Haiti o lo sfascio del sistema economico argentino, ora invece pare che meritevole di tali attenzioni sia diventata l'Italia, in un certo senso, il nuovo terzo mondo d'Europa.
Ma in fondo è lo stesso Gentilini a strombazzare che da quando c'è lui Treviso è diventata una città famosa in tutto il mondo e di cui tutti parlano. Da trevigiano non posso non provare un sussulto di orgoglio.
0 commenti:
Posta un commento