venerdì 9 maggio 2008

Anni di piombo atto secondo?


L'aspetto più importante del risultato elettorale non è da ricercarsi nei cambi epocali sbandierati dalla nuovo governo. La politica italiana continua a nuotare nel suo brodo di aurea mediocrità e autolegittimazione, il governo appena insediato è una pallida fotocopia dei precedenti esecutivi targati Berlusconi, con l'aggiunta di qualche tettona ad allietare il vuoto pneumatico che si respire nei Consigli dei Ministri. Il Cavaliere ha già risolto tutti i suoi problemi e la sorte dei due ministeri chiave dei suoi personalissimi interessi ne sono l'esempio lampante: il Ministero delle Telecomunicazioni è stato soppresso e verrà sostituito de facto dal CDA di Mediaset, mentre alla Giustizia è stato insediato un signor nessuno come Angelino Alfano, il cui unico compito sarà quello di conservare lo status quo magistralmente plasmato da Castelli e Mastella. Con un nome che pergiunta potrà essere facilmente accostato dalla stragrande maggioranza di Italiani disinformati al giornalista ucciso dalla Mafia con il quale ovviamente non ha alcun rapporto di parentela. Per il resto ci aspettano cinque anni di assoluto immobilismo istituzionale che avranno come unico scopo la riforma costituzionale che dovrà portare Silvio III al Quirinale.
Chi si aspetta un altro tranquillo quinquennio di leggi vergogna e civili manifestazioni intellettualoidi stile "girotondi" rimarrà deluso. Berlusconi ormai cerca solo di coronare il suo delirio di onnipotenza e avrà inaspettatamente un ruolo marginale.E' vecchio, stanco, appagato, in un certo senso consapevole di essere la caricatura di se stesso. Ora comanda la destra, quella vera, dura, pura e incazzata nera, inviperita da anni di esilio nelle fogne.
I veri cambiamenti, in un certo senso epocali, sono da ricercarsi nella nuova rappresentatività parlamentare di cui godono le ali più estreme ed estremiste della nostra società: da un lato la sinistra, bollata come radicale anche se all'atto partico si è rivelata più conformista e conservatrice di un qualunque partito socialdemocratico europeo, è stata completamente cancellata dal parlamento, dall'altro una vastissima e politicamente variegata porzione dello stesso è stata eletta sull'onda di posizioni xenofobe e fascistoidi, avallate da uno spaventosa legittimazione mediatica. Con il risulatato di aver improvvisamente sdoganato pulsioni latenti presenti in numerose frange della società. I numerosi gruppi di estrema destra, finora confinati in quei catini di lassismo e intolleranza tollerata che sono gli stadi italiani, stanno intravedendo la grande occasione di poter uscire allo scoperto e urlare la loro rabbia, peraltro utilizzando le stesse parole di numerosi deputati e persino ministri. Che non fanno assolutamente nulla per combattere il dramma di un'immigrazione spesso incontrollata e criminale, troppo impegnati a offrire forza fresche agli imprenditori, ad affosare le pretese di salari più dignitosi. Ma poi scaldano i neri cuori della piccola borghesia italiana vomitando parole d'odio di sicuro impatto.
Al di la delle sigle dei vari gruppuscoli che compongono la variegata galassia dell'estrema destra italiana e della loro adesione più o meno esplicita agli ideali del Ventennio, se non del Terzo Reich, vi è una sorta di illusoria comunione di intenti con le istituzioni, concimata dall'humus del peggior populismo destroide che ha ormai infettato la nostra società. Dall'anticomunismo al revisionismo per arrivare alla gustificazione del fascismo e ad una sua riproposizione in chiave pseudodemocratica e moderna il passo è stato brevissimo e accelerato dall'apatia dell'ormai defunta sinistra. Che tuttavia vanta ancora un popolo chiassoso, spesso estremista e in piena crisi di identità. Se infatti la destra alza la voce quando si sente legittimata e protetta, per la sfera dei no global e dei centri sociali vale esattamente il discorso contario: la rappresentatività parlamentare offeratgli da Bertinotti nell'ultima legislatura, per quanto non foriera di alcun risulatato concreto, ha quantomeno dato loro l'illusione di poter farsi sentire senza spaccare vetrine o bruciare cassonetti e bandiere. Se il moderatismo del PD è del tutto reale e il suo completo abbandono di ogni idea alternativa della società un fatto conclamato e ineccepibile, la facciata già scricchiolante della destra è ormai definitivamente crollata e non solo a causa della lega e dei suoi sindaci "tolleranza zero". In mancanza di idee e mazzi per risollevare il paese e pienamente consapevoli del suo assoluto fallimento nei precedenti governi sta facendo appello agli istinti più bassi della massa sempre alla disperata ricerca di capri espiatori. Che alla fine sono sempre gli stessi da un secolo, ovvero comunisti e immigrati.
All'atto pratico,come si può domandare a dei ventenni romani iscritti a gruppi di estrema destra tenere a freno le mani se il loro nuovo sindaco altri non è se non un ex picchiatore fascista della prima ora che porta ancora al collo una croce celtica? Se l'intera campagna elettorale è stata incentrata sulla caccia allo straniero? Se la televisione non parla d'altro? E come si può domandare ad altri ventenni di estrema sinistra di non reagire se non c'è nessuno, in Parlamento come tra i mezzi di informazione che possa far sentire in modo alto e chiaro una voce di diverso tono? Anzi, se li si ghettizza additandoli sempre più spesso come fiancheggiatori del terrorismo?
I fatti di Torino e Verona sono solo i primi sintomi di un malattia che rischia di degenerare e dalla quale il nostro paese ha in passato dimostrato di non essere affatto immune. E oggi come allora la politica sembra esserene tacitamente e vergognosamente complice. Nessun possibile paragone con gli Anni di Piombo, almeno finora, ma le condizioni per un Nietzschiano ritorno dell'uguale ci sono tutte, oggi più che mai. Pallottole e bombe incluse.

0 commenti: