venerdì 23 maggio 2008
Capaci 16 anni dopo
Il 23 maggio del 1992 Giovanni Falcone veniva assassinato insieme alla moglie e agli uomini della scorta. Sedici anni fa la mafia mise a segno la prima la prima rete nella la partita con lo Stato. Il raddoppio che chiuse l'incontro sarebbe arivato un paio di mesi dopo, a Palermo, in via D'Amelio, vittima Paolo Borsellino. Da li nessuno più ha sparato un colpo, implacabile evidenza dell'assenza di nemici da eliminare.
Non è con la mera retorica che si rende giustizia all'uomo, agli uomini, che hanno dato la vita per difendere la dignità di un paese corroso dalla mafia, per cercare di salvarlo dal cancro che lo stava divorando. La memoria di Giovanni Falcone andrebbe onorata con ben alti comportamenti che i soliti sterili, vuoti messaggi di cordoglio e solidarietà. Si potrebbe per esempio raccontare che quel giorno la mafia ha cominciato a spogliarsi di coppola e lupara per indossare un elegante gessato.Per mimetizzarsi meglio. Centocinquant'anni di mafia non si spiegano senza collusione politica. Fossero dei semplici gangster in una ventina d'anni sarebbero stati debellati. Lo sanno anche i sassi. Lo sa soprattutto la politica. Quella che ha ammazzato Falcone.
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