domenica 11 maggio 2008
Dead man talking
L'unica colpa di Travaglio ormai è nota, profanare il sacro spazio televisivo e raccontare quello che nei libri e nei giornali, per non parlare dell'ancora limitato mondo dei blog, si scrive da tempo: ovvero che Renato Schifani in passato ha avuto legami con alcuni esponenti di cosa nostra. La notizia ha già fatto il giro del mondo almeno quattro volta, è stata riportata da numerosi quotidiani stranieri, è stata riportata da questo blog in data 29 aprile per il semplice fatto che il sottoscritto l'aveva letta nel Pais. Lo stesso Travaglio,ormai sempre più dead man talking, ne aveva ampiamente fatto menzione nel suo ultimo libro "Se li conosci li eviti" ma nessuno si è sognato di chiederne il ritiro dalle librerie. Nè prima di pubblicarlo si è sentita l'esigenza di farlo scannerizzare dal diretto interessato per permettergli di replicare alle accuse con una nota a margine. E gli autori non hanno ricevuto alcuna querela, segnale evidente che non si erano inventati nulla.
Ma in una democrazia mediatica come la nostra la televisione gode di un trattamento privilegiato derivante dalla vitale importanza che ha ormai assunto nel plasmare ed indirizzare l'opinione pubblica. E' ormai evidente che certe cose, pur vere, documentate e pertanto pubblicabili senza incorrere nel reato di diffamazione o calunnia, non possano passare attraverso il tubo catodico, colpevole di raggiungere milioni di persone e soprattutto di essere ormai l'unica fonte di informazione ritenuta autorevole. Fossimo un paese di accaniti lettori l'attenzione si concentrerebbe inevitabilmente su giornali e libri, che come visto è praticamente impossibile controllare e per censurare la stampa sarebbe necessario agire con mezzi e metodi militari. Il fatto che il 90% degli elettori italiani costruiscano le proprie convinzioni in base alle suggestioni provenienti dal teleschermo rende totalmente superfluo scomodarsi per pochi bibliofili: si finirebbe per rischiare di sollevare poveroni altrimenti destinati a rimanere circoscritti all'interno di piccoli gruppi ininfluenti nell'ambito del consenso generale. La televisione detta l'agenda e gli altri media vanno a rimorchio di ciò che avviene all'interno degli studi di Raiset, la veridicità di un fatto o l'autorevolezza di chi lo espone passano in secondo piano rispetto all'esigenza quasi scientifica di controbilanciarne sempre e comunque la portata con dichiarazioni di tono contrario, con il risultato di ledere totalmente il confine tra fatto e opinione, il che dovrebbe essere un dogma epistemologico, oltre che una doverosa regola di un'informazione degna di una compiuta democrazia. Così come sarebbe plausibile avere un'opposizione degna di tale nome e non un'accozzaglia di figurine che hanno fatto del fallimento la loro professione e che in questo mondo così autoreferenziale sguazzano volentieri,della serie meglio non inimicarsi troppo i nuovi padroni, chissà siano così generosi da concederci qualche briciola di visibilità: non vedo come altro interpretare l'agghiacciante difesa d'ufficio che Anna Finocchiaro ha fatto del suo impresentabile collega e compaesano. Siamo passati dall'inciucio ad una rara forma di devianza psichiatrica a metà tra il sadomasochismo e la sindrome di Stoccolma, patetico.
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