
Che un quotidiano cerchi di vendere il maggior numero di copie possibile è assolutamente legittimo. O meglio detto, lo sarebbe in un vero libero mercato dell'informazione, non gonfiato e falsato dai milioni di euro di finanziamento pubblico che piovono sull'editoria italiana. Si presume che i 25 milioni di euro annui che incassa "La Repubblica" abbiano una qualche utilità anche per i suoi lettori, oltre che per il portafogli di Scalfari, Mauro e DAvanzo: per esempio il non essere gravati dal peso di inutili supplementi carichi di sola pubblicità. O avere delle notizie che non siano il quotidiano bollettino di guerra diramato dal governo per perseguire i suoi fini e gistificare la sua politica. Il fine ultimo del finanziamento pubblico ai giornali dovrebbe essere quello di garantire un'informazione libera da vincoli, politici, lobbystici, e garantire la sopravvivenza di qualunque voce anche indipendentemente dalle regole di mercato.
Dall'insediamento del governo Berlusconi IV il quotidiano che fu autorevole espressione di una borghesia progressista e illuminata si è distinto prinicipalmente per due cose,la patetica lezione di giornalismo impartita a Travaglio da Giuseppe D'Avanzo, che nel disperato tentativo di difendere Renato Schifani e più in generale la cosca politica al cui ricco banchetto ogni giorno si nutre, si è lanciato in una sgangherata dissertazione sul metodo che dovrebbe adottare un cronista, per poi, non trovando più specchi su cui arrampicarsi, lasciar cadere una neanche troppo velata accusa priva di alcun fondamento di cui risponderà in tribunale. Poi la gestione della cosiddetta emergenza Rom:
9 maggio: due Rom prendono a calci una signora e la fanno cadere dalle scale
11 maggio: Rom tenta di rapire neonata
15 maggio: I Rom sono peggio degli extracomunitari, via i campi. Sondaggio IPR marketing
16 maggio: due Rom arrestati per furto, tensione a Napoli
19 maggio: Rom sottrae i suoi figli alla casa famiglia
20 maggio: due Rom tentano di rapire bimba a Catania
Tralasciando ogni giudizio di merito nei confronti dei Rom, per i quali in tutta onestà non nutro pregiudiziali antipatie nè particolari simpatie, si pone un problema di metodo, questo si, giornalistico: i casi sono due, o è sempre stata un'emergenza, una piaga colpevolemente ignorata dalla stampa, oppure siamo di fronte ad una montature mediatica che avalli e giustifichi l'operato del governo. Quello che francamente è impensabile, oltre che statisticamente improbabile, è che dopo anni di onesta e laboriosa esistenza all'interno delle leggi e delle regole di civile convivenza, la comunità Rom si sia improvvisamente dedicata a rubare bambini e a terrorizzare anziane signore. Eppure la smisurata attenzione che si da al pacchetto sicurezza di Maroni a direttamente proporzionale a quella riservata a reati il più delle volte di secondaria importanza. Perchè "La Repubblica"all'improvviso e quasi quotidianamente sbatte in prima pagina il mostro zingaro? Perchè non farlo è terribilmente demodè? Non solo, è un piccolo assaggio della gustosa marmellata, che la nostra mediocrazia (potere dei media, brutto me realistico neologismo) ci fa trovare ogni giorno insieme al caffelatte. La politica detta l'agenda, la televisione fedelmente obbedisce e i quotidiani, obbligati a vendere copie, si rivolgono ad una massa di cittadini lobotomizzati che cercano ovunque conferme alle loro paure indotte. E' il circolo vizioso in cui è ormai irrimediabilemente entrata l'informazione italiana e in questo panorama piatto e normalizzato coloro che sollevano altre questioni sono da zittire non tanto perchè nemici di un regime, sarebbe banalizzante definirlo tale, quanto perchè rischiano di rompere gli oliati meccanismi di una macchina perfettamente funzionante: la politica controlla l'informazione, l'informazione controlla l'opinione pubblica, l'opinione pubblica finisce per legittimare la politica e la politica in cambio tiene in vita l'informazione e la finanzia. Un'orgia di poteri incrociati che non ha più colori nè bandiere e che, fortunatamente ha l'aria di essere un disperato canto del cigno di un ancien regime destinato ad essere spazzato via dalle nuove tecnologie. Nel frattempo questi anziani governanti e sedicenti giornalisti cercano disperatamente di sopravvivere e garantirsi un'aurea pensione. A volte a spese dei Rom, sempre e comunque a spese dei cittadini italiani.
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