venerdì 30 maggio 2008

L'ignoranza genera mostri


Guido Pescosolido è il preside della facoltà di lettere dell'Università La Sapienza e lamenta di essere stato minacciato e di fatto sequestrato nel suo ufficio da studenti dei collettivi di sinistra. Ora teme per la sua famiglia e sta meditando di lasciare l'università. Meglio così. Ma l'importante è che lasci l'insegnamento tout court e si dedichi alle altrettanto nobili professioni di idraulico o di tassista, perchè non è francamente pensabile che a simili soggetti siano i depositari della cultura in questo paese. Ammettiamo che sia un sincero democratico e che la sua buonafede sia assoluta. In ogni caso certe dosi di beata ignoranza non sono minimamente ammissibili.
Cerchiamo di intenderci, da sinistra ho sempre guardato con un certo disprezzo e un briciolo di compassione gli estremisti a tutti i costi, i komunisti inkazzati e con la kappa, i fricchettoni intrisi di anticonformismo squadrista incapaci di tollerare il diverso, loro in primis, ho combattuto con loro una personalissima guerra di idee e di metodo fin dagli arcaici anni delle occupazioni al liceo, e la sola parola collettivo mi evoca metodi pericolosamente simili a quelli di coloro che si vorrebbero combattere. Il costringere un preside ad aserragliarsi nel suo ufficio e ad uscirne scortato dalla polizia, minacciandone addirittura i figli ha poco o nulla a che vedere con la cultura della non violenza che si vorrebbe professare. Ma ben vengano questi medoti qualora contribuiscano a disinfestare gli atenei da soggetti come il professor Pescosolido, da quell'ottuso baroname senza arte nè parte che troneggia nella cattedre di tutta Italia.
Già di per sè non è assolutamente tollerabile è che un'università venga utilizzata per commettere un reato sancito come tale dalla costituzione: l'apologia di fascismo è un reato previsto dalla legge 20 giugno 1952 (contenente norme di attuazione della XII dispositoria transitoria e finale della Carta Costituzionale), che all'art. 4 sancisce il reato commesso da chiunque "fa propaganda per la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità" di riorganizzazione del disciolto partito fascista, oppure da chiunque "pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche". E Forza Nuova può vantare a pieno titolo tutte le suddette caratteristiche.
Poi si pone un problema di metodo, che in ambito universitario, nel caso della storia, come della fisica o dell'economia, deve essere scientifico. Una cosa sono i comizi di piazza, le adunate, ma i luoghi del sapere devono avere la loro sacralità: e' da anni che l'estrema destra italiana fa delle foibe il suo baluardo storico e il fatto che ormai siano state definitivamente sdoganate anche dall'intellighenzia di sinistra indica che, per quanto controverso, è un tema che avrebbe potuto essere tranquillamente affrontato e dibattuto anche alla Sapienza, magari se il relatore fosse stato uno storico, anche revisionista, ma comunque titolato ad affrontare il tema. Non mi risulta sia il caso di Roberto Fiore, leader neofascista di Forza Nuova, condannato per associazione sovversiva nell'ambito dell'inchiesta sulla strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 e poi, come da italica consuetudine, prescritto.
Infine la cosa più grottesca e, se possibile, più grave. La giustificazione cui si è aggrappato il professor Pescosolido, rispondendo al cronista del Corriere della Sera sull'opportunità di invitare Fiore. «Ho chiesto ad alcuni colleghi se lo conoscessero, la maggior parte non sapeva chi fosse, non è un nome ancora segnato sui libri di storia...». Invece lo è, professore, basta sfogliare qualunque libro di storia contemporanea è si accorgerà che in Italia nel periodo tra il 1969 e il 1980 ogni tanto scoppiava una bomba che ammazzava qualche decina di persone, le indagini venivano regolarmente depistate e i processi raramente hanno portato a condanne definitive. Si chiama "Strategia della Tensione", è uno dei capitoli più neri della nostra storia e Roberto Fiore non ne è uscito propriamente immacolato. Com'è possibile che il preside di una facoltà umanistica e, a sua detta, molti suoi colleghi, non ne siano conoscenza? A quando la lectio magistralis di Erik Priebke?

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono perfettamente d'accordo, fuori dall'università i docenti ignoranti!!
Peccato però che siano tutti COMUNISTI !!

Anonimo ha detto...

"le indagini venivano regolarmente depistate e i processi raramente hanno portato a condanne definitive": interessante. Sei un giudice? Ah no, certo, quelli di destra devono essere sempre accusati.

Polimeto Sirapi ha detto...

Sarete anche usciti dalle fogne, come ha più volte detto il vostro padrone, ma vedo che l'anonimato vi fa ancora comodo...

Nera Come La Pece ha detto...

io direi ... FUORI I COLLETTIVI dall'Università!!