


Giovedì sera qualunque telespettatore normalmente munito di senno ha potuto accorgersi senza troppi sforzi mentali di come un critico d'arte fallito sia stato vittima di una delle sue celeberrime crisi di isteria programmata e abbia attaccato a più non posso il povero Travaglio, colpevole solamente di snocciolare educatamente la solita sfilza di fatti perfettamente documentati a difesa di Beppe Grillo e della sua sacrosanta battaglia. La psicopatica sceneggiata di Vittorio Sgarbi non avrebbe diritto di cittadinanza in alcuna televisione del mondo, ma ad Annozero, mossi da umana pietas nei confronti di un relitto mediatico, lo hanno lasciato fare, forse proprio per dimostrare che la libertà di parola è un diritto che non va negato a nessuno. Ma il bello doveva ancora venire... Se infatti la trasmissione è stata seguita da milioni di persone, in pochi hanno pututo godere dello strepitoso carosello di opinioni che i grandi maitres a penser di regime hanno scatenato intorno alla querelle.
A dar fuoco alle polveri ci pensa Giampiero Mughini, che pur essendo stato radiato dall'ordine dei giornalisti tuona nella prima pagina di Libero: "Mi chiedevo, mentre ascoltavo questo orrore, com'è che uno che dichiara al fisco quattro milioni di euro di guadagno annuo vestisse come un pezzente e avesse addosso la divisa del pezzente. Forse perché lo sapeva di stare ragionando come un pezzente, e di stare rivolgendosi a pezzenti mentali" riferito ovviamente a Grillo e i suoi seguaci e continua "Alla trasmissione di Santoro c'era un eroe, Vittorio Sgarbi. Non ha ceduto un centimetro di terreno, innanzi a puttanate talmente eclatanti. Non che Santoro non sia una persona civile. Certo che lo faceva parlare. Il fatto è che quando sei da Santoro non è che sei in un set della televisione pubblica pagata con il canone di tutti noi. Se in casa dei "rossi", ed è come se le vedessi sventolare le bandiere rosse, e glielo leggi in faccia a Santoro e ai suoi collaboratori che lui lì fa quello che vuole, e non perché sia un premio Nobel di qualcosa. Guardavo, ascoltavo. L'intervento di Marco Travaglio, il quale ha detto che la «cloaca massima» italiana è la presidenza del Consiglio. Ascoltavo Norma Rangeri del Manifesto, la quale accusava la Repubblica di avere dato eccessivo spazio a qualche strupretto avvenuto qua e là e dunque di aver favorito la vittoria elettorale di Berlusconi. E nel mentre Sgarbi continuava a battersi eroicamente...."
E' divertente notare come Mughini rispetto ai quesiti referendari proposti da Grillo sia "uno e trino", nel senso che annida in se tutte le storture che si vorrebbero cancellare: è infatti uno di coloro che, radiato dall'albo dei giornalisti continua a scrivere (e a questo punto viene da chiedersi a cosa serva l'ordine, tanto vale abolirlo, appunto) su un quotidiano finanziato con fondi pubblici in quanto organo di informazione di un partito che non esiste (il Partito Monarchico) e che deve la sua popolarità al sistema televisivo berlusconiano che lo impone sadicamente a tutti i telespettatori ogni domenica sera: facile pensare che ci fosse vera concorrenza una trasmissione come Controcampo sarebbe spazzata via nel giro di una settimana.
Ovviamente non poteva mancare la replica di Sgarbi su "Il Giornale" di famiglia, che oltre a bearsi dei complimenti ricevuti da Mughini, difende la sua performance: "Ero andato ad Annozero per discutere di informazione, e non per assistere a uno spettacolo di Grillo che avevo evitato a Torino perché nulla di quello che egli dice mi sembra così interessante e originale da meritare particolare attenzione. Arrivato in studio ho visto, invece, che, con ospiti sostanzialmente simpatizzanti, quando non subalterni a Grillo come Marco Travaglio, «spalla anche di Santoro», avremmo dovuto assistere e commentare proprio il comizio spettacolo di Torino proposto in amplissimi brani. All’inizio ho tentato di minimizzare la celebrazione di Grillo come politico, ma, avanzando la puntata, ho ascoltato enormità contro la Nato, contro il presidente della Repubblica, contro Prodi, contro Veltroni, contro Berlusconi, contro Tronchetti Provera, contro Mazza e Mimun (ma non Santoro), contro Cuffaro, e poi, con particolare violenza, contro Umberto Veronesi senza che nessuno reagisse. Santoro, anzi, sembrava essere altrove, come se le sparate di Grillo fossero poco più che battute spiritose. Mi ha molto colpito l’indifferenza del pubblico e della giovane Borromeo all’aggressione a Veronesi. Ho avuto la netta sensazione di un gioco di squadra, fortemente qualunquistico, in cui il generale Grillo e il suo soldato Travaglio, difeso fino all’intimidazione, potevano contare su un ufficiale di collegamento, il conduttore Santoro, deciso non a discutere, ma a fare da cassa di risonanza alle diffamazioni e agli insulti di Grillo. Nessuna critica e nessuna reazione a quelle che non erano spiritosaggini, ma accuse durissime e indimostrate. Gli arcadi in studio (Norma Rangeri, Roberto Natale) discettavano sul futuro di Grillo, sul suo peso e sulla sua influenza politica, sul partito che stava o meno preparando. Nessuno si preoccupava di valutare le offese gravissime nei confronti di assenti con luoghi comuni e insinuazioni".
Il che , detto da un professionista dell'insulto e della diffamazione senza contraddittorio, fa quantomeno sorridere... Come fa sorridere il fatto che questo pezzo da alta scuola di giornalismo sia stato immediatamente ripreso da Paolo Guzzanti nel suo blog, raffinatamente intitolato Rivoluzione Italiana. Il Senatore Guzzanti, un po' a corto di argomenti dopo che il suo capolavoro politico, la pagliacciata della commissione Mitrokhin, si è finalmente rivelata essere tale, non riesce ad esimersi dal dare manforte ai suoi compagni di merende ad Arcore e titola il suo ultimo post: "Vittorio Sgrabi racconta oggi sul Giornale quel che è successo da Santoro. E il fatto che soltanto Giampiero Mughini,a sinistra (SIC....!!!), si sia accorto del colpo di stato ignobile, vigliacco e turpe che veniva compiuto dalla banda Grillo-Travaglio-Santoro contro la Repubblica Italiana e le sue Istituzioni usando il servizio pubblico televisivo come se fosse cosa loro ".
Nulla di strano, nè di particolarmente grave, semplicemente tre casi umani che a breve torneranno ad essere tra le uniche voci di uno scenario post orwelliano in cui una manifestazione di protesta cui hanno preso parte decine di migliaia di persone non deve meritare il minimo spazio in televisione, va taciuta, nascosta, dimenticata in fretta.
I mostricciattoli del regime mediatico che da anni ci stiamo sciroppando si stanno facendo coraggio e sparano a zero su chiunque intenda la professione giornalistica come qualcosa di diverso dal reggere l'asta del microfono al deputato di turno, o, ancor peggio, sproloquiare impunemente a eterna difesa del padrone.
E la cosa più triste, forse, è che da sinistra non si levi nessuna voce di diverso tono, anzi...
2 commenti:
Bravissimo. Post perfetto, assolutamente.
Dici bene, a sinistra tutti tacciono...ma in fondo la sinistra italiana ormai è anch'essa solo un ologramma come direbbe Grillo...
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