venerdì 2 maggio 2008

Un capolavoro d'astuzia

La patetica performance di Vittorio Sgarbi durante la puntata di Annozero andata in onda ieri sera, oltre che qualificare una volta di più il personaggio,ha evidenziato una volta di più lo stato comatoso in cui si incontra la libertà di informazione in Italia, ma è stata anche una superba dimostrazione dell'astuzia di Michele Santoro.
Da un paio d'anni infatti non era raro vedere il critico d'arte mendicare qualche comparsata in programmi rai, peraltro sfoggiando un inusuale applombe: il povero Vittorio, in piena crisi di astinenza televisiva e conseguentmente a corto di liquidità doveva tenersi strette le poche generose opportunità che Moncalvo e lo stesso Santoro gli concedevano. Una sceneggiata come quella di ieri sera gli sarebbe costata l'immediata esclusione da qualunque palinsesto. Ma da un paio di settimane il vento è cambiato e sulla testa di Santoro e Travaglio incombe la spada di Damocle di un eventuale editto bulgaro atto secondo: Sgarbi si è così sentito libero di poter sparare a zero sulla croce rossa, forse l'unica cosa che gli riesce bene nella vita, senza tuttavia accorgersi di essere stato usato a piacimento del conduttore. Posto che la scarsissima credibilità di cui gode Sgarbi non averbbe minimemente scalfito il tema di fondo del programma, ovvero l'elogio a Grillo e alla sua battaglia sulla libertà di informazione,è del tutto evidente che Santoro ha voluto con se l'illustre ospite per una duplice ragione: l'audience innanziatutto, ben sapendo che una puntata in cui si sarebbero incrociati Grillo, Sgarbi e Travaglio sarebbe stata garanzia di spettacolo allo stato puro e avrebbe fatto impennare gli ascolti. Dall'altro lato il lasciar blaterare a ruota libera il l'esteta demente avrebbe sgombrato il campo da ogni sospetto di partigianeria criminale. A farne le spese è stato il povero Travaglio, forse poco avvezzo al confronto dialettico per poter replicare con vigore alle continue bordate di Sgarbi. In tutto questo era divertente ossrervare come Santoro sorridesse sornione e lasciasse fare, nonostante più volte lo sguardo di un Travaglio teso e quasi atterrito sembrasse supplicargli una presa di posizione d'autorità. Ma il buon Michele è un volpone e l'occasione di infilarsi nella classica botte di ferro grazie ad un suo storico nemico (che tra le altre cose lo accusò di essere l'esecutore materiale dell'omicidio di Don Pino Puglisi)... non gli sembrava vero: difficile a questo punto poter censurare un programma che fa ascolti da record e lascia totale libertà di parola e di insulto a coloro che lo accusano di faziosità. Per la nuova dirigenza RAI il compito di giustificare una nuova epurazione appare a questo punto un'impresa titanica..

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