lunedì 9 giugno 2008

La telenovela Travaglio continua (ma lui non ha colpe...)


Da quando Marco Travaglio ha deciso di rendere di pubblico dominio il passato del neo presidente del Senato ha avuto più grane che gloria: già era malvisto il fatto di snocciolare sentenze penali per sottolineare la non adeguatezza di numerosi politici, ma il raccontare un fatto antico, non penalmente rilevante e ponderare la moralità del suo autore ha scatenato intorno a lui un vero e proprio terremoto bipartisan. Tralasciando le prevedibili antipatie che suscita nei confronti di parlamentari,ministri e castaioli vari ed eventuali, l'antitravaglismo (e per riflesso il travaglismo duro e puro) sembra diventato l'oggetto prediletto del dibattere giornalistico dell'ultimo mese. Pare proprio che la sproporzionata enormità del "caso Travaglio" creato ad hoc per sviare l'attenzione dal fatto che la seconda carica dello stato fosse un affarista da quattro soldi che trescava con mafiosi, abbia funzionato talmente bene da aver creato una vera e propria spirale di livori, invidie, cattiverie gratuite e affannosa ricerca d notorietà. Tralasciando D'Avanzo che da buon giornalista di Repubblica è stato cresciuto a pane e deliri di onnipotenza dal suo padre nobile Scalfari, è interessante notare come i diffusi attacchi personali ad un giornalista, nell'impossibilità di smontare le sue tesi, partoriscano grottesche telenovelas come quella che sto per riportare. Andiamo con ordine:

-Il 12 maggio un sedicente giornalista dell'Espresso in cerca di notorietà, tale Gabriele Mastellarini, pubblica nel suo blog un post in cui, pur definendosi un ammiratore di Travaglio, lo accusa di essersi difeso dall'accusa di diffamazione intentatagli da Fedele Confalonieri sostenendo che la sua rubrica era di contenuto satirico. Inoltre lo accusa di aver mentito sull'entità del risarcimento sul sito www.marcotravaglio.it (tralaltro nemmeno il suo sito ufficiale)

-A questo punto il fantaquotidiano Libero intercetta il post (casualmente?) e lo riprende già il giorno successivo con un articolo ad hoc .Si presume che a questo punto la notizia entri in circolo negli ambienti del centrodestra ed in particolare giunga alle orecchie di Catelli.

-In data 15 maggio va in onda la puntata di Annozero in cui Castelli accusa Travaglio di essere stato condannato, Travaglio si difende citando la causa civile persa con Previti ma omettendo la vicenda Confalonieri.

-Immediatamente il blogger Mastellarini riprende il tutto rincarando la dose e aggiungendo una postilla carica di livore in riferimento alla condanna per istigazione all'odio razziale a carico del sindaco di Verona Flavio Tosi.

-Passa qualche settimana e sulle pagine del Giornale di famiglia,in data 7 giugno, Filippo Facci, ormai biografo ufficiale di Grillo e Travaglio, pubblica un articolo al vetriolo in cui riprende il post di Mastellarini, storpiandone il nome in Palombarini ,travisandone il contenuto e aggiungendo che tre anni fa Travaglio aveva pure scritto una prefazione a un suo libro. Altra bufala, in raltà Facci va nel sito di Mastellarini, vede l'immagine della copertina del suo libro, legge "prefazione di Nicola Tranfaglia" e scambia il tutto per "prefazione di Marco Travaglio".

-Immediatamente Mastellarini, tronfio d'orgoglio riporta come un trofeo di caccia l'articolo di Facci

-Si accorge però delle varie castronerie scritte da Facci, fa una palese marcia indietro e gli chiede di retificare scrivendo una mail alla redazione del Giornale e in copia allo stesso Travaglio. Facci risponde e Mastellarini pubblica la sua mail.Ormai il danno è fatto e milioni di persone considerano Travaglio un condannato

-A questo punto Travaglio si incazza e manda un sms a Mastellarini, il quale risponde e, in barba ad ogni forma di deontologia professionale, pubblica il tutto.

-Infine Paolo Guzzanti riprende tutta la grottesca telenovela e la pubblica con orgoglio nel suo blog, facendo di Mastellarini una sorta di eroe e burlandosi di Travaglio per i suoi sms (giustamente) furenti.

Giovani virgulti affamati di notorietà, sgangherati pseudogiornalisti, vecchi tromboni a corto di argomenti, c'è pane per tutti da quando il maestro D'Avanzo ha insegnato che il miglior modo per smontare le tesi di un nemico è quello di lanciare accuse alla cazzo di cane. E mentre Renato Schifani non ha ancora dovuto porsi il problema di chiarire le sue posizioni, il povero Travaglio è ormai bersaglio unico di una vastissima e bipartisan truppa che ha trovato nella sua notorietà il giusto capro espiatorio per sfogare livori , frustrazioni e invidie e il più delle volte per mascherare una scadente professionalità. Mi sto proprio convincendo che nell'Italia della corruzione come arte, della magistratura impotente, della precarietà assoluta, delle migliaia di morti sul lavoro,della mafia prima azienda del paese, della politica da circo equestre, del Vaticano sovrano,della democrazia mutilata,dell'informazione inesistente, il vero problema, simpatico o antipatico che stia, sia Travaglio.

1 commenti:

Anonimo ha detto...

chi ha perso credibilità è veramente difficile (se non impossibile) che la riacquisi. Marco Travaglio è tuttora fortemente credibile. Gli altri nominativi presenti nel blog se la sono giocata più volte e personalmente non gli ne' attenzione ne' tantomeno credito. Ricordate la favola di "Pierino e il lupo" ?