
Quanto si vede che George W. Bush non è Italiano. Da noi il leccalulismo e il supino asservimento al padrone sono arti sopraffine, nonchè il vero motore della mobilità sociale del paese. Individuare un portente, calarsi le braghe o calargliele a lui, a seconda dei gusti e dedicarsi a corroboranti offizi è la prima regola e prima o poi si viene degnamente ripagati. Funziona così, è il nostro costume e soprattutto è il costume del nostro premier: da sempre circondato da cortigiani morbosamente adoranti e con la lingua penzolante, Berlusconi ha pensato bene di sprovincializzare tale costume e di elevarlo a misura diplomatica, adottandolo indefessemante con l'unica persona al mondo che riteneva più potente di lui: il presidente degli Stati Uniti.
Per Bush ha fatto di tutto: ha trascinato il paese in due guerre completamente inutili e al di fuori di ogni legalità costituzionale, ha fatto manganellare, umiliare, torturare migliaia di manifestanti armati di solo senso critico, ha autorizzato la costruzione di una mastodontica base militare a poche centinaia di metri da uno dei centri storici più belli del mondo, ha persino cercato di imparare un idioma dalle sonorità celtiche, vagamente simile all'Inglese ("I give you the salutation of the Italian President"). Ora, tornato al governo dopo due anni di purgatorio si era affrettato a promettere un ulteriore incremento della presenza militare in Iraq eAfghanistan, per poter reclamare il tanto agognato contentino, ovvero l'ingresso nel gruppo dei paesi che negoziano il dossier del nucleare iraniano, quel famoso 5+1 che poteva rappresentare l'anticamera per accomodarsi nel consiglio di sicurezza dell'ONU. L'amico George W. avrebbe sicuramente fatto valere la sua autorità per imporre il fido alleato, il prestigioso ministro degli esteri Frattini ne era certo. Così, in una Roma militarizzata e vestita a festa per accogliere degnamente il sovrano, si attendeva con trepidazione il grande annuncio.
E puntualmente ogni speranza è sfumata.Neanche parlarne,ovviamente, in compenso è arrivata puntuale la richiesta di un maggiore impegno bellico in quel di Kabul. Sono Americani, che ci vogliamo fare, la riconoscenza non è di casa a Washington e noi in fondo siamo sempre l'Italietta, di questi tempi più che mai. Tuttavia viene da chiedersi come Silvio IV gestirà l'ennesima figuraccia internazionale, la più umiliante, se possibile, perchè qui non si tratta di raffinate boutades come dare del nazista a un eurodeputato tedesco o fare il pappagallo con la premier finlandese: questo è il coronamento di cinque anni di disastrosa politica estera incentrata sull'atlantismo a tutti i costi,in barba alla Costituzione e alla legalità internazionale.
Il minculpop di famiglia è comunque già in azione per ridare vigore alla farsa: nel giorno più nero (per Berlusconi, non certo per il paese) il titolo del Giornale ha un che di malinconicamente comico: Bush punta sull'Italia per il nodo Iran.

